A Riveder Le Stelle

"Lo duca e io per quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo; e sanza cura aver d’alcun riposo, salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle." Dante Alighieri, La divina commedia, Inferno, canto XXXIV

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A riveder le stelle anche se invecchia la mia pelle.

Una ruga nuova è un sorriso di una buona storia di vino, sogni e carillon, e un'anima nella memoria.

La carezza di una donna fu l'inizio, il cacciatore era al tuo servizio.

Capii di non esser solo e il destino andava preso al volo.

Mi lasciai distrarre dalle sue unghie, dai suoi capelli e dal suo seno che punge.

Volevo essere un eroe, un pioniere, ma tu amico mi versavi da bere e mi chiedevi se l'arte fosse un sogno:

io risposi con in alto il bicchiere che non potevo saperlo con certezza, ma la pioggia era reale.

E il mare quieto e tranquillo dà sempre senso di impotenza.

Non aspettai più un "come stai?", lasciai tutto e andai. Ora sono qui, davanti la mia fioca luce,

rasserenato da mia madre che taglia e cuce, un orsetto di pezza di nome Strano.

Il simbolo di un tentativo che non fu vano.

Idee e palloncini, maglione e calzoncini, canzoni e miniera, tu che eri così fiera.



A riveder le stelle anche se cambia la mia pelle.

Ci sono una chitarra, un amico e un sogno a cancellare l'attesa del domani, rendendo il presente da ballare.

Sono uscito per la strada a cantare. Sono uscito fuori per cantare.